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Coronavirus, così le imprese di Bergamo affrontano l’emergenza. Gori: chiudere tutto come a Ferragosto

Ilsindaco Giorgio Gori invita tutte le attività economiche a fermarsi per 15 giorni, come a Ferragosto. Le imprese si attrezzano tra smart working ed esigenze produttive

di Chiara Bussi


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La piazza del Municipio a Nembro, uno dei Comuni del Bergamasco più colpiti dal coronavirus (Ansa)

4' di lettura

«La situazione, certo, è preoccupante. Siamo rimasti aperti e ci atteniamo rigorosamente alle disposizioni. Abbiamo fatto igienizzare l'azienda, indossiamo la mascherina e manteniamo la distanza raccomandata».

Ruggero Moretti è il direttore di Cascina Italia, specializzata nella lavorazione delle uova. La sede è a Spirano, a una manciata di chilometri da Bergamo, da venerdì scorso la provincia più colpita dal coronavirus, con il numero di casi che secondo l'ultimo aggiornamento del 9 marzo ha superato la quota mille (1245 per l'esattezza). È stata ribattezzata “la Wuhan d'Italia”, ma i diritti interessati fanno notare che la situazione di emergenza accomuna tutta la Lombardia.

«Gli amministrativi e gli addetti alla rete commerciale – prosegue Moretti - sono tutti in smart working, per gli altri sarebbe complicato: per fortuna l'automazione aiuta, per lavorare la nostra materia prima non sono necessari assembramenti. Gli accessi all'azienda sono limitati al personale. Al momento c'è una deroga per il settore alimentare perché altrimenti sarebbe un davvero un disastro, per noi e per l'economia di tutto il Paese». Tra gli industriali bergamaschi la solidarietà corre su whatsapp. «Abbiamo creato gruppi, ci scambiamo informazioni, come il modulo per l'autocertificazione per motivi di lavoro».

Il peso economico di Bergamo
Il virus ha colpito al cuore uno dei territori più dinamici d'Italia. Basta scorrere i dati per rendersene conto. La provincia conta 83mila imprese di cui 10.500 manifatturiere. Le più numerose sono quelle del settore metallurgico (35,5%), seguite la meccanica (17,8%) e della plastica (8,9%). Insieme danno lavoro a 480mila persone. Il valore aggiunto (dato 2017) è di 32,5 miliardi, pari al 9,5% della Lombardia e al 2% dell'Italia. E con 16 miliardi di export realizzato nel 2018, Bergamo è la quinta provincia esportatrice in Italia.

Come si stanno muovendo le imprese
In generale nella provincia le attività proseguono compatibilmente con le ultime disposizioni del governo. Le aziende stanno cercando di rispettare le restrizioni mettendo in atto ogni tipo di accorgimento possibile: organizzazione della mensa e degli spogliatoi con modalità rispettose delle prescrizioni ministeriali, smart working, riduzione di organico al minimo, smaltimento ferie, utilizzo della cassa integrazione in situazioni per ora ancora limitate.

Gori: servono soluzioni radicali
Dal Comune, intanto, arriva l'invito a soluzioni radicali. «Se si vuole davvero fermare la diffusione del virus e fare in modo che tutto ciò finisca senza troppi disastri e senza troppe vittime – dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori al Sole 24 Ore - dobbiamo prendere delle decisioni molto radicali. Alcune le ha prese il governo, ma secondo me dobbiamo andare oltre le disposizioni dell'esecutivo chiedendo alle imprese, da quelle più grandi a quelle più piccole, al singolo negozio, di fermarsi in modo da evitare di incentivare i movimenti e gli incontri tra i nostri cittadini». E ancora: «Così come siamo capaci in Italia di fermarci a cavallo di Ferragosto per due settimane, quando si bloccano completamente imprese, negozi, uffici, dove è tutto chiuso e si va avanti lo stesso – prosegue Gori - così dobbiamo fare adesso. E' questo lo scatto in più che ancora manca per provare davvero a fermare la diffusione del virus. Del resto le proiezioni in questi giorni sono veramente da brivido».

Secondo il Comune sono circa 800 i negozi tra il centro e la città alta che hanno deciso in autonomia di chiudere, per un periodo che va da una a tre settimane, fino al 3 aprile, la data fissato dal decreto per le misure di contenimento del virus, prima nella zona “arancione”, poi estese in tutto il Paese. La città è semideserta: anche a funicolare che collega Bergamo bassa con la parte alta della città è chiusa. E sono contingentati (massimo 10 persone) gli ingressi per il cimitero monumentale e per quelli periferici di Grumello del Piano e Colognola.

Il punto sul contagio
È da venerdì 6 marzo che gli occhi sono puntati su questa provincia, quando il consueto bollettino dell'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha annunciato che i casi registrati avevano raggiunto quota 683, 86 in più rispetto al giorno precedente. La situazione peggiora di ora in ora. Tra sabato 7 e domenica 8 Bergamo è diventata la città con più casi di infezione, superando Lodi: i 761 di sabato sono diventati 997 domenica.
Lunedì 9 marzo un'altra doccia gelata: il numero dei pazienti risultati positivi al tampone ha raggiunto quota 1.245: 258 in più rispetto al giorno prima. Gli ospedali sono al collasso. Mancano risorse, strumentazione e spazi per gestire l'aumento dell'afflusso, in particolare al pomeriggio, quando il termometro sale e in media 20-40 persone al giorno si riversano sul pronto soccorso dell'ospedale Giovanni XXIII lamentando febbre e difficoltà respiratorie. Tutto lo spazio viene utilizzato, con magazzini e corridoi attrezzati con letti per gestire l'emergenza.

Una piccola distrazione per gli appassionati di calcio arriverà stasera. L'Atalanta scende in campo a Valencia per la Champions. «Ma non organizzate serate con amici. Vediamola ciascuno a casa propria». Nemmeno la fede calcistica è immune al coronavirus.

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